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A narrative and story approach to empower cooperation, cohesion and change in communities through non-formal education.

Raising Strong and Resilient Communities

Raising Strong and Resilient Communities

Riassunto di Progetto

 

Introduzione

I tempi stanno cambiando, economicamente e socialmente, a livello globale ed europeo. Le comunità sono in transizione, e non solo a causa del fenomeno dell'immigrazione. I cittadini sono obbligati a diventare più autosufficienti. Alle persone si richiede di “partecipare” e di assumersi le proprie responsabilità.

In tali tempi di instabilità economica e sociale, questi sono cambiamenti e sfide non facilmente accettabili e superabili. In generale, i cittadini negli stati sociali non sono più abituati a questo, diventano passivi e decidono di tirarsi fuori. La coesione sociale è compromessa, e ciò influisce sul senso di appartenenza, cooperazione e comunicazione; le comunità rischiano di aggrovigliarsi in discorsi sociali negativi, che le rendono vulnerabili.

Le persone vogliono che tale situazione cambi, ma al contempo tendono a resistere al cambiamento.

 

Cambiamento

Se consideriamo una comunità nella condizione attuale e proviamo a farci un'opinione su di essa, potremmo vedere certi problemi e volere (o fornire) soluzioni. Questo, per diversi motivi: perché ci prendiamo cura della comunità; perché qualcuno ci ha chiesto di dare consigli, indicazioni o supporto; perché, in un modo o in un altro, siamo coinvolti con quella comunità. Vogliamo che essa migliori.

Raramente il cambiamento è improvviso. Esso è un processo graduale di decisioni e azioni.

Cambiamenti effettivi e duraturi si verificano quando il cuore e la mente delle persone è coinvolto al punto che esse re-immaginano possibilità, cambiano il proprio comportamento e agiscono di conseguenza.

 

Lavorare con le storie

Come possiamo educare le comunità a diventare resilienti e sostenibili? Esiste uno strumento di comunicazione efficace e ispirante per coprire il divario tra le generazioni e culture, agonia e azione, interesse individuale e collaborazione, accusa e dialogo: lo storytelling e il lavoro con e sulle storie.

Gli approcci e le metodologie narrative dovrebbero essere impiegati come strumenti nell'educazione non formale degli adulti, per aiutare a creare il cambiamento.

Le iniziative di successo dipendono da fattori come la fiducia, la condivisione delle emozioni, il riconoscimento e l'accettazione delle differenze, e l'esaltazione delle somiglianze.

Lo storytelling e gli approcci narrativi forniscono gli strumenti per costruire coesione e progresso, favorendo coinvolgimento e compassione. Le storie “buone” - storie che raccontano di valori condivisi, progetti condivisi e maggiore equità – forniscono gli esempi migliori. La democrazia è una di queste storie.

 

Obiettivi e finalità del progetto RSRC

L'aspetto innovativo di questo progetto è che si rivolge all'insegnamento e alla facilitazione degli educatori di comunità, per renderli abili ad utilizzare concretamente gli approcci e i metodi narrativi, con linee guida e corsi per aiutare le comunità a relazionarsi con il presente e ad immaginare scenari futuri. A livello individuale, ciò vuol dire modificare l'atteggiamento, il discorso negativo dell'individuo, dal suo persistere nelle storie (dominanti) del passato (“Era meglio prima”, “Io sono chi sono”, “Non ci riesco”...) o dal suo essere paralizzato da presente (“Qualsiasi cosa faccia, niente cambia”...), a storie che ispirano e invitano all'azione (“Potrei farcela”, “Lo farò”, “Funzionerà”...). È più facile riprodurre e raccontare storie del passato, che immaginare il futuro.

 

Cosa intendiamo con “comunità forte e resiliente”?

 

Comunità

Intendiamo il termine “comunità” in senso lato: città, distretti, villaggi, aree rurali, istituti educativi, istituti sanitari, organizzazioni profit e non profit, o anche associazioni di volontariato che occupano di diverse problematiche, dall'immigrazione alla cura degli anziani. Ci riferiamo con questo termine anche a gruppi sociali che condividono prospettive comuni, ad esempio la comunità LGBT, le persone disoccupate over 50, e così via. Altre se ne potrebbero aggiungere.

 

Forte

Cosa intendiamo quando parliamo di comunità “forti”? Dal nostro punto di vista, una comunità è forte quando i suoi membri sono in grado di cooperare e collaborare, quando sviluppano una visione e una missione comune, pianificano una strategia per il futuro e agiscono con impegno in linea con tale strategia.

“Forte” vuol dire anche essere aperti ad apprendere (dal passato e dal presente) e, slla base di ciò, prendere le direzioni future.

 

Resiliente

“Resiliente” vuol dire essere in grado di rispondere efficacemente all'influenza dei discorsi negativi, delle polarizzazioni e/o dei pattern comportamentali negativi che si manifestano sia dentro che fuori la comunità.

Una comunità “resiliente” è anche in grado di adattarsi a nuove situazioni. I suoi membri possono gestire e risolvere le difficoltà (es., la povertà, la disoccupazione, l'immigrazione) attraverso il dialogo costruttivo reciproco. Essi, inoltre, sono anche consapevoli e si sentono responsabili per i compiti loro assegnati, portandoli a compimento per il bene della comunità.

 

La diversità è primaria e rivelatrice

Forse l'aspetto più importante di questo progetto è che i partner hanno lavorato su situazioni concrete con comunità nazionali e selezionate di professionisti del sociale/educatori e/o con le comunità in cui essi operano. Considerato che diverse sono le nazioni coinvolte nel progetto e degli approcci utilizzati la nostra speranza è di mostrare non solo che esista diversità tra le culture, ma anche diversità delle possibili applicazioni e dei risultati ottenibili da questi approcci. Ciò che funziona in una comunità e/o cultura, potrebbe funzionare diversamente in un'altra, o non funzionare affatto. Il presente progetto e i suoi risultati forniscono agli storyteller indicazioni su ciò che può essere attuato o sviluppato in futuro.

 

Il manuale del progetto

La maggior parte di noi non è esperta nel conversare o nel facilitare attraverso lo storytelling. Non tutti i nostri partner avevano un'esperienza o una formazione significativa in materia. L'obiettivo del manuale è presentare diverse possbilità che possano aiutarti nel pianificare, strutturare e avviare un progetto prima di raccogliere storie dai membri di una comunità e iniziare a lavorare con esse.

Questo è il motivo per il quale, a inizio progetto, abbiamo offerto una formazione teorica e pratica sugli approcci e le metodiche narrative, e, in itinere, abbiamo aggiunto ulteriori informazioni e conoscenze. Il libro si è scritto da solo, mentre i partner proseguivano con il loro lavoro sulle comunità. Le loro esperienze e i loro suggerimenti sono stati alla fine aggiunti al manuale.

Download del manuale: Una versione scaricabile del manuale nella sua interezza (in pdf) sarà disponibile sul sito web del progetto (www.rsrc.eu) per la fine di ottobre 2016.

 

Il manuale: Parte teorica (Parte C)

Il libro è diviso in due tronconi. Immaginando che non tutti i lettori siano esperti o sappiano cosa si intenda per “storie” e “approcci narrativi”, essi saranno introdotti nella Parte C. È questa la parte teorica, che fornisce il necessario “nutrimento” e e la necessaria sicurezza, oltre a diversi suggerimenti bibliografici, per un approfondimento della materia. Suggeriamo la dovuta importanza alla Parte C, e usarla come se fosse una guida nei momenti di dubbio.

Se il lettore è esperto di storytelling, probabilmente gli basterà leggere i sommari alla fine di ogni capitolo della Parte C e passare direttamente alla Parte D.

 

Il manuale: Parte pratica (Parte D)

La Parte D è la parte dove gli approcci narrativi, i metodi, gli esercizi e le attività sono messi in pratica, seguendo un processo graduale ispirato alle nozioni introdotte nella Parte C. La  Parte D è basata soprattutto sull'approccio di Cynthia Kurtz definito Participatory Narrative Inquiry, sul lavoro con le comunità urbane di Barbara Ganley, e sui lavoro di altri importanti autori nel campo della terapia narrativa, del coaching narrativo, e del lavoro con le storie all'interno di comunità e organizzazioni. Il percorso da noi proposto guiderà il lettore dal processo di definizione dei bisogni e delle opportunità all'interno della comunità, al processo di valutazione e pianificazione, a quello di mappatura e raccolta delle storie, fino al processo di costruzione di significato e sviluppo do nuove storie, strategie e piani di azione da comunicare e applicare in futuro.

 

La Matrice delle Attività

Abbiamo inserito nel manuale una tabella riassuntiva, che abbiamo chiamato Matrice della Attività, da intendersi come una guida veloce per individuare le attività giuste da proporre in relazione alle diverse fasi del progetto. Tutte le attività descritte, che abbiamo raccolto da diverse fonti, sono quelle che a nostro avviso meglio si adattano agli obiettivi del progetto. La letteratura offre ovviamente molte più metodiche, alcune delle quali possono essere ricavate dai riferimenti bibliografici riportati nel manuale. La maggior parte delle attività riportate sono state applicate durante il progetto, in differenti contesti socio-culturali. Il manuale riporta anche le esperienze dei diversi partner e i risultati ottenuti dall'applicazione delle diverse metodologie.

 

I corsi

Durante il progetto sono stati sviluppati due training intensivi di 5 giorni, molto orientati sull'aspetto pratico dello storytelling e della metodica narrativa e indirizzati ai professionisti che lavorano con le comunità. Entrambi i corsi sono basati sia sugli approcci e le metodologie descritte nel manuale, sia sulle esperienze dei partner e le buone pratiche da essi messe in atto durante il progetto.

Storybag e InDialogue hanno testato il contenuto dei corsi a giugno 2016 con discenti provenienti da diverse nazioni e hanno ricevuto feedback entusiastici. Sarà possibile iscriversi ai corsi a partire da gennaio 2017. Saranno a disposizione sul sito del progetto e saranno offerti anche dai singoli partner (anche attraverso la mobilità per l'apprendimento KA1,  http://www.erasmusplus.it/formazione/prova-formazione/).

 

I video del progetto

È possibile trovare video esplicativi del progetto (tutte le fasi sono descritte in forma animata) e video dei lavori dei singoli partner sul nostro canale YouTube, all'indirizzo YouTube.

 

 

 

 

Summary Accoglierete Community Project

Accoglierete has successfully experienced working with Storytelling as Approach and as just tools/methods, in both its internal community and with other educators/social workers. We all started working in a real different manner, with more clear objectives, new awareness and better competences to help a community in becoming stronger and resilient.

We are all aware that the Handbook is a very useful tool, that however requires a deep understanding and a new working attitude of listening, collaborating, crafting and creating, that lead to great results within communities and in different contexts.

 

The Objectives of this project were:

- to provide educators with a set of new and innovative tools – based on the narrative approach - in order to help them working with minors migrants, better defining the ‘future they want’ and looking for concrete actions based on their skills and competences.

- But also to strengthen the community of educators itself.

 

The process has been complex and, of course, has taken unexpected paths.

We have ‘tested’ the manual with different groups of stakeholders (sometimes organizing event all together and sometimes with isolated groups) and with different levels of integration: tutors, social workers of the welcoming centres and migrants minors.

 

We reached the following successful results:

• Testing with minors (in different context of integration with local residents) the storytelling approaches, overcoming their lack of trust and crafting a new individual (or community) story that help them to act for their desired future

• Creating a stronger and united community of social workers, able to support each other

• Strengthening the links between minor migrants and social workers

• Understanding (as Accoglierete NGO) strengths and power of the storytelling approach, and deciding to adopt and spread it even after the end of the project.

 

 

 

 

17 september: RSRC team meets guardians

The RSRC team met 7 Guardians 17 September. As there were new guardians, who have never participated before, Caterina Timpanaro explained the general purpose of the project and told them what other partners are doing.

 

Cristina Moscuzza presented the method of the Tree of Life, describing the features and general purposes. She also explained how the team RSRC envisioned to organize work.

 

Luigi Frezza introduced the team and added that the Tree of Life "is a metaphor of the story and a tool that enhances the skills and capabilities of people, to find out how these competencies / skills can help address the problems of life in a different way.”

 

Luigi then invited the tutors to take a sheet of paper and try to draw the tree of their life.

So slowly, explaining each step and the meaning of each element of the tree, the guardians drew: roots, soil (an item that reminds you that these roots are inserted into something), trunk, branches, leaves and fruits.

 

Ramzi Harrabi drew on the blackboard an example of the Tree of Life in order to help Tutors.

The team and the guardians talked at the end of the construction and definition of each element about doubts, emotions, etc.

 

When the guardians could not answer the definition of their own skills and abilities, it was asked the other members of the group to say what they think was good / relevant about the others.

The fear for the guardians that this work may be too painful for the children (minors .. who must rethink their tragic and painful lives) continued to appear. But again it has been explained to them that no one will force minors, and that this tool has the aim to highlight the parts that are valuable and positive in their story.

 

Some guardians have also noticed that the tree of life that they drawn on that day was different from the one they drawn few months ago ... they understood that some things depend on the mood we are, the emotional state, the time spent, etc.

 

Finally it was decided that we will organize 2 days of work about 4-5 hours to draw Trees of Life together (Guardians-Minors coupled). These 2 days will include a ‘playful’ part (i.e. having lunch all together).

 

 

 

 

 

 

December 11, 2015

RSRC NATIONAL SEMINAR - FROM ROOTS TO FRUITS

Tools and Techniques to Empower Communities

 

On the 11th of December the team of Accoglierete has run a National Seminar about the ‘Tree Of Life’ as a tool for empowering vulnerable Communities, within the European Erasmus + Project ‘Raising Strong and Resilient Communities’.

The Seminar, thanks to the network of Accoglierete, and the support of its President Carla Trommino, has involved 14 persons, social workers of the Communities for Underages.

The seminar has been hosted in the school ‘I.C. Archimede’ in Siracusa, whose Director Giuseppina Aprile has expressed her intention to continue supporting such initiatives.

The Seminar has been displayed also via streaming, and 11 persons have participated.

 

The Seminar has be introduced by the Local coordinator of the Project Caterina Timpanaro, who explained the whole project ‘RSRC’ presenting the background, objectives and aims, partners, expected outcomes and results and the innovative methodology.

 

Luigi Frezza, has presented an overview of the history of the Social Sciences, from positivism to social-constructivism, which has brought to Storytelling and to the Narrative Practices. The Tree of Life has been presented as one of the activities that the network of the project is going to analyse and experiment. A tool that enables people to tell and then look at their life from a positive point of view, eliciting skills and competences instead of traumas and sufferings. This helps the person to look at his life story through the lens of his/her values, desires and hopes, re-authoring his/her past and present and propose commitments and action for the future.

At the end of the project a “Forest of Trees” has been created, as a metaphor of the emerging community constituted by the social workers. Every social worker was asked to choose and comment two drawings each other, in order to propose new words and meanings to other Trees of Life.

 

Cristina Moscuzza (Cultural Mediator and Guardian of Minor Migrants) and Renata Giunta (Local Develoment programmes expert and Guardian) have supported the participants in elaborating their Trees. At the beginning, Renata spoke about her experience (feelings, emotions, expectations) of being a tutor as to show to the participants the tutor’s point of view.

They have also managed the online streaming, filming the seminar, twitting in the meanwhile with people who were joining via web.

 

Ramzi Harrabi (Cultural Mediator and co-founder of Accoglierete) has contributed to the training activities first by helping participants in building expectations and raising there reflective learning capacities then by drawing a Tree of Life (imagining profile and under age migrant) during the role playing , helping the participants to convert their learned techniques into an intercultural context.

 

Alberto Moncada (photographer and member of Accoglierete) has taken pictures and video of the event.

 

Feedbacks:

The Tree of Life is a powerful instrument to collect stories and create new relations between the different members of a community and also between the members of different communities, in particular in the final phase of the ‘Forest of Life’.

 

The National seminar wasn’t just a seminar for dissemination, because we decided that this was an opportunity to ‘train’ some new stakeholders. In particular the meeting has been very fruitful because new positive and proactive relations arisen between the already committed community of Guardians an a new community of the Social workers. This 2 communities use to deal and face with the same problem (caring of minors migrants) but not always in a co-operative way.

Hence we decided to continue working and testing the different tools of the Manuals in order to empower and create strong and positive relations among the 2 communities.

During the seminar the need to test diverse tools with migrants and to read the Manual has been expressed by the stakeholders invited.